Condannati al volontariato

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Condannati al volontariato

No, non è un articolo sugli stage in azienda. Ci riferiamo al lavoro di pubblica utilità, cioè alle prestazioni di attività non retribuita a favore della collettività da svolgere nella pubblica amministrazione o presso enti e organizzazioni di assistenza sociale o volontariato.

Ve ne parliamo perchè siamo di fronte a un vero e proprio boom! Da un dossier recentemente pubblicato da Redattore Sociale risulta infatti che le persone ammesse a lavori di pubblica attività sono state 62 nel 2010, 830 nel 2011 e 1341 solo nei primi 4 mesi e mezzo del 2012 (fonte: Ufficio esecuzione penale esterna -Uepe-del Ministero della Giustizia).

Facciamo un passo indietro.

Nel 2000, attraverso l’art. 54 del D.L.vo 274/2000, è stato introdotto il lavoro di pubblica utilità come sostitutivo di alcuni tipi di sanzione. Questo fatto ha assunto un’importanza fondamentale con le modifiche al Codice della Strada (L. 29.7.2010 n.120). Oggi infatti per la guida in stato di ebbrezza o per uso di sostanze stupefacenti è prevista la possibilità che la pena detentiva e pecuniaria possa essere sostituita (con l’accordo dell’imputato) con quella del lavoro di pubblica utilità. Questa commutazione consentirebbe al condannato di ottenere benefici fino all’estinzione del reato, il dimezzamento del periodo di sospensione della patente, la revoca della confisca del veicolo. Ed è proprio dal 2010 che si registra un incremento in questo tipo di lavori.  Un vero boom!

 

Tribunale di Milano. La possibilità di fare per un periodo un lavoro di pubblica utilità è molto richiesto, ma sono ancora troppo pochi (e poco diversificati) gli enti che hanno stipulato le convenzioni con il Tribunale. Gli enti convenzionati al momento sono solo venti, tra pubbliche amministrazioni e soggetti appartenenti al volontariato o al privato sociale.

Per candidarsi come ente è sufficiente inviare una domanda via mail al tribunale, compilando i moduli disponibili sul sito del tribunale.

Verrà successivamente stipulato un contratto con il Tribunale, nel quale saranno indicate le attività di pubblica utilità che ogni ente farebbe svolgere ai condannati, con l’indicazione su giorni e orari di lavoro. Saranno inoltre concordati i tipi di controlli per verificare l’adempimento del lavoro.

 

Resta la nostra perplessità sul valore educativo del volontariato vissuto come sanzione e sul tipo di valutazione che viene svolta sugli esiti della norma: prevista solo sulla condotta del condannato, lasciata agli enti …

 

Leggi i requisiti e scarica il bando del tribunale di Milano per la candidatura degli enti

Vai al Dossier di Redattore Sociale

 

 

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