Chi ha paura di Hivo?

  • -

Chi ha paura di Hivo?

Turning the tide together, Invertire insieme la marea, è lo slogan scelto dalla XIX Conferenza internazionale sull’Aids che si tiene in questi giorni a Washington (dal 22 al 27 luglio 2012).

Decisori politici, società civile e ricercatori si incontrano per fare il punto sulla ricerca e sulla lotta all’HIV e per definire i prossimi passi da compiere per invertire la diffusione del virus e garantire l’accesso alla terapia antiretrovirale salvavita anche a coloro che vivono nei paesi meno sviluppati.

ALCUNI DATI

Secondo il rapporto pubblicato pochi giorni fa da UNAIDS, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di AIDS, nel 2011 erano 34,2 milioni le persone sieropositive nel mondo e il 69% nella sola Africa subsahariana.

L’incidenza dell’Hiv a livello globale è in calo e l’accesso alla terapia antiretrovirale si sta espandendo. Si stima che 8 milioni di persone sieropositive che vivono nei paesi più poveri abbiano accesso ai farmaci salvavita, nel 2004 erano soltanto 700.000. Sono quasi 7 milioni, tuttavia, le persone che non ne possono beneficiare e la stabilizzazione della pandemia non è ancora consolidata: per ogni persona che inizia la terapia antiretrovirale ve ne sono due che contraggono l’Hiv.

E’ fondamentale, pertanto, non abbassare la guardia e continuare a investire risorse per contrastare l’Aids; un calo dell’impegno finanziario metterà a rischio i risultati raggiunti finora.

Aumentano purtroppo le resistenze ai farmaci contro il virus dell’Hiv, soprattutto nei paesi dell’Africa sub-sahariana.
L’allarme viene da uno studio pubblicato su Lancet firmato dai ricercatori Silvia Bertagnolio, dell’Organizzazione mondiale della Sanità, e Gupta Ravindra, dell’University College of London, mentre a Washington si è aperta la conferenza internazionale sull’Aids per fare il punto sulla pandemia.
Negli ultimi dieci anni l’aumento più rapido della resistenza ai farmaci si è verificato in Africa orientale, con un tasso del 29 per cento annuo, mentre in Africa meridionale è stato del 14 per cento, scrivono i ricercatori. In Gran Bretagna e negli Usa è stato invece attorno al 10 per cento.
La ricerca è stata condotta su 26.000 persone sieropositive e diffonde un dato preoccupante: “Senza un adeguato rafforzamento degli sforzi nazionali e internazionali – avvertono gli scienziati – l’aumento della resistenza ai farmaci anti-Hiv potrebbe mettere a repentaglio il decennale sforzo fatto nei Paesi in via di sviluppo per far diminuire il numero dei decessi dovuti all’Aids e alle malattie correlate”.

Secondo i due ricercatori, che hanno sottolineato come in America Latina non si sia verificato nessun cambiamento nell’efficacia delle cure, una causa potrebbe essere la superficialità e la poca attenzione dei pazienti nel seguire le indicazioni mediche.

L’Italia arriva all’appuntamento con il peso di un debito di 260 milioni di euro nei confronti del Fondo Globale per la Lotta contro l’Aids, la Tubercolosi e la Malaria, aggravato da una totale mancanza di strategia per fronteggiare la pandemia nei paesi più poveri. L’impegno del nostro Paese per sconfiggere l’Aids si è infatti praticamente azzerato da quando, nel 2009, non è stato più finanziato il Fondo Globale e da allora non sono stati individuati canali alternativi.

La fotografia che esce dal “Country Report” biennale appena inviato dal ministero della Salute all’UNAIDS è quella di un’unica spesa di prevenzione indirizzata alla “comunicazione”, che in Italia è stata complessivamente, nel 2011, di 180 mila euro.

In Germania per la prevenzione nel 2011 si sono spesi 29 milioni di euro (17 stanziati dal ministero della Salute e 12 dagli Stati federali). Per la Spagna la spesa complessiva da parte del governo è stata di circa 15 milioni di euro, altrettanto è stato stanziato dalle Comunità autonome. In Svizzera la sola Confederazione (Cantoni e Comuni esclusi) investe ogni anno circa 10 milioni di euro.

Eppure in Italia una fetta della spesa sanitaria, circa mezzo miliardo di euro (per l’esattezza 470 milioni), se ne va ogni anno solo per i farmaci antiretrovirali, per un’infezione che può essere evitata. Un calcolo che non tiene conto dei costi sociali e umani, e neppure dei costi legati alle cure necessarie per le patologie opportunistiche che possono colpire le persone sieropositive.

Chi è Hivo?

Hivo è il protagonista di una delle poche campagne di prevenzione italiane. E’ secondo noi particolarmente significativa. L’ha realizzata NPS Italia Onlus (Network persone sieropositive), un’associazione con sede a Milano. E’ di quest’anno. La campagna consiste in sei video di meno di un minuto ciascuno. Qui sotto il primo episodio.

Guarda tutti gli episodi

Tra gli obiettivi dell’associazione:

  • Garantire informazioni sulle terapie e i loro effetti collaterali.
  • Battersi per l’uniformità di trattamento dei malati, per superare le disuguaglianze proprie del Federalismo Sanitario, sviluppando una rete collaborativa a livello regionale, nazionale ed internazionale con altre associazioni ed istituzioni, nell’interesse comune del “ diritto alla salute ”
  • Tutelare le persone Hiv+ attraverso l’informazione e la sensibilizzazione, cercando di agevolare la comunicazione con i medici con il fine ultimo di  abbattere le barriere che sono ancora presenti intorno a questa patologia.
  • Aggiornare sulle nuove terapie prodotte dalle aziende farmaceutiche.
  • Garantire un servizio di consulenza Legale e Medica.
  • Ridurre discriminazione e tutelare le persone HIV+ in ambito lavorativo.
  • Organizzare campagne di sensibilizzazione e prevenzione in luoghi di aggregazione, con particolare riferimento alla realtà carceraria, scolastica e di svago.

Vai al sito dell’NPS Italia Onlus

Please follow and like us:
linkedin
Facebook
Facebook

linkedin
Facebook
Facebook