Abitanza

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Abitanza

Alcuni luoghi di memoria si sono trasformati in luoghi di incontro attraverso forme di auto-organizzazione di cittadini in spazi pubblici. Sono realtà variegate in cui il rapporto pubblico e privato, cittadini e associazioni cambia al passo con la storia e le caratteristiche del contesto.

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A Villeurbanne (Francia) la Maison du Citoyen è aperta dal 31 gennaio 1993. Un manifesto esplicita la filosofia e i principi che ne regolano il funzionamento. La Maison si basa sul principio dello scambio di competenze e conoscenze. Ogni cittadino, adulto bambino o anziano, apporta il proprio contributo alla Casa. Nella Maison è attiva una “banca dello scambio di competenze e saperi” alimentata da tutti i cittadini che sono attori protagonisti e non consumatori dello spazio. La Casa è un luogo partecipato ed autorganizzato: una commissione composta da 17 persone definisce le linee strategiche del Centro mentre 20 persone suddivise in gruppi di lavoro coordinano l’operatività (sono circa 50 le attività attive). Sono solo tre le persone stipendiate perché tutte le attività si svolgono su base volontaristica e attraverso la modalità del baratto. La sostenibilità della Maison viene garantita attraverso le tessere associative e un rimborso a prezzo calmierato (max 5 euro) per la partecipazione ai laboratori. Dal 2003 Villeurbanne è entrata a far parte della rete nazionale che comprende dodici “Maison du Citoyen”. La rete delle maisons du citoyen è composta da realtà anche molto diverse tra di loro: ne esistono alcune interamente pubbliche, altre interamente gestite dal volontariato e altre ancora, in cui i due elementi coesistono e si integrano.

Nella periferia est di Londra (una delle aree maggiormente depresse del Regno Unito) si trova il Bromley by Bow Centre. Nell’area ci sono importanti problemi di esclusione sociale, alto livello di disoccupazione, povertà, precarietà delle condizioni abitative e di salute (alta incidenza di malattie coronariche e cardiache, tumori allo stomaco e intestino, asma e problemi respiratori, problemi psichiatrici, mortalità infantile superiore del 50% alla media nazionale, problemi di tossicodipendenza). Il BBBC è un progetto integrato per lo sviluppo economico e sociale della comunità locale che nasce nel 1984, quando il reverendo Andrew Mawson avvia alcuni progetti che coinvolgono inizialmente tre gruppi di cittadini: un gruppo di mamme locali (che attiva una nursery), un gruppo di squatter (che abitano il centro in cambio di riparazioni e lavori), un gruppo di casalinghe con figli disabili (che promuovono attività di giardinaggio). Oggi il centro offre più di 100 attività settimanali, organizzate attraverso progetti collegati fra loro e raggruppabili in 5 settori: salute, cultura. impresa, ambiente, arte. Da due anni 8 progetti fra quelli attivi sono stati scelti per essere trasformati in social business per la sostenibilità del Centro. Il Consiglio Direttivo del Centro è un gruppo di 12 persone composto da 2 cittadini, 5 rappresentanti delle organizzazioni partner, 5 consulenti esperti nei campi legale, finanziario, dell’impresa sociale, della rigenerazione urbana, del marketing e impresa.

A Torino è ormai consolidata la realtà delle Case del Quartiere. Hanno radice nelle prime esperienze di programmazione e attuazione di politiche urbane innovative degli anni 90. Ogni Casa ha una storia diversa, un diverso modello di gestione e un territorio specifico, ma tutte garantiscono servizi di utilità pubblica e funzionano come spazi di partecipazione, coinvolgimento e auto-organizzazione dei cittadini. Una di queste si trova in Barriera di Milano, un quartiere che “per troppa vita rischia quotidianamente di scoppiare”. Al primo terra ci sono le docce pubbliche con servizio asciugamani, un bistrot, una sala musica e una sartoria, mentre al secondo piano, le vecchie docce non più utilizzate sono diventate uno spazio espositivo multietnico, con tele posate tra vasche da bagno e illuminate da luci che sembrano microfoni di doccia. Ad oggi si contano 9 Case del Quartiere (8 circoscrizioni su 10). Nel 2015 le Case si sono raggruppate in Rete: hanno condiviso un manifesto ed oggi collaborano in un’ottica di crescita e autosostenibilità.

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