Monthly Archives: agosto 2017

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Social Impact Bond made in Italy

Il social impact bond -Pay For Success Bond (PBR)- non è proprio una novità. Ne abbiamo già parlato in altre occasioni visto che negli ultimi anni è stato adottato e usato con successo in diversi paesi americani ed europei, in Italia, tuttavia, il primo esperimento sta per partire solo ora (anche se da circa due anni si lavora allo studio di fattibilità).
A far da apripista un progetto nazionale promosso da Fondazione Sviluppo e Crescita CRT e Human Foundation con la cooperazione del Ministero della Giustizia che partirà con una prima sperimentazione a Torino, nella Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno”, il grande carcere alla periferia del capoluogo piemontese già noto per aver istituito il modello anglosassone dei “peer supporter”.

Date le caratteristiche del nostro Paese il progetto pilota di Torino sarà un’esperienza significativa non solo per l’Italia, ma per l’Europa intera, perché apre a una sinergia pubblico-privato innovativa ed estendibile ad altri campi del welfare. Forti di una cultura consolidata che punta a interventi sistemici e a partenariati multistakeholder, Il progetto si pone come obiettivo l’autonomia della persona attraverso percorsi individualizzati che coinvolgono diversi aspetti della persona: il lavoro, le relazioni con la famiglia, il bisogno abitativo. Tutte aree che concorrono al reinserimento sociale (obiettivo del sistema giudiziario italiano, si sa, non è quello punitivo, bensì quello riabilitativo, così come già teorizzato più di 200 anni fa dall’illuminista Cesare Beccaria).

Come funzionerà il modello? Saranno diversi gli attori coinvolti: l’amministrazione pubblica, i beneficiari, chi eroga il servizio (in genere cooperative), gli investitori sociali, l’intermediario che emette il bond e raccoglie il capitale e un valutatore esterno. In genere gli investitori sociali sono vicini alla venture filantropy, quindi investono con l’aspettativa di un rendimento minimo dell’investimento. Ex ante il modello prevede un target di successo con un massimale di remunerazione e diversi target intermedi. Una volta che il progetto sarà giunto al termine un soggetto valutatore terzo certificherà il raggiungimento degli obiettivi. In base all’esito lo Stato a fronte del risparmio conseguito (si calcola che un detenuto costi circa 130 euro al giorno) remunera gli investitori.
Qualora la sperimentazione del primo Social Impact Bond a livello nazionale dia i suoi frutti sarà facile esportare il modello ad altri campi d’azione dove poter unire sforzo privato e pubblico per il benessere dei cittadini, in primis la dispersione scolastica.

E se da una parte applaudiamo l’avvio di questa iniziativa, dall’altra manteniamo alte le antenne su un’altra iniziativa italiana che da un po’ stiamo monitorando sempre nell’ambito della detenzione.

Parliamo del carcere di Bolzano. La costruzione di un nuovo carcere è sempre un evento grave, in questo caso, però, assume un significato ben più profondo. A Bolzano infatti si sta costruendo il primo penitenziario privato in Italia. La privatizzazione delle carceri è un fenomeno oramai diffuso su tutti i continenti. Si è scritto e indagato tanto sulle sue origini, la sua storia e sui mostruosi effetti che si verificano nei contesti in cui si sviluppa. Negli Stati Uniti esistono compagnie che fanno della detenzione in carcere un business. Sono i giganti delle carceri private, coinvolti in un giro di affari che porta nelle loro casse fino a 162 milioni di dollari all’anno.
Il timore è che il carcere di Bolzano sia il precedente che spianerà la strada ad una privatizzazione più ampia del sistema carcerario italiano con le conseguenze e gli effetti che tutti conosciamo. Ma non solo.
In questo articolo, che vi invitiamo a leggere, si può chiaramente leggere come il processo in atto sia un forte segnale che evidenzia un movimento più ampio dove gravitano fattori e dinamiche ben più preoccupanti.

Per approfondimenti:
http://nova.ilsole24ore.com/progetti/il-primo-social-impact-bond-per-le-carceri-italiane/
http://www.carceretorino.it/lavoro/lavoro-nel-carcere
http://www.ristretti.org/Le-Notizie-di-Ristretti/bolzano-primo-caso-di-project-financing-riferito-alledilizia-carceraria
https://hurriya.noblogs.org/post/2016/09/21/italia-uno-sguardo-sulla-privatizzazione-delle-carceri/


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Arts Impact Fund

MeWe360 e uno degli otto progetti finanziati dall’Art Impact Fund di Londra assieme ad altri ambiziosi progetti come quello promosso dal Village Underground e dal Studio Wayne McGregor.
MeWe360 utilizzerà il prestito (£150,000) per acquisire un nuovo edificio più grande e aumentare così il suo programma di incubazione per gli imprenditori creativi. Il nuovo hub si pone l’obiettivo di promuovere e sviluppare gli imprenditori creativi delle minoranze etniche di Soho. MeWe360, un hub creativo fondato nel 2011, ha l’ambizione di trovare e testare nuovi approcci per guidare la diversità nell’arte e nel settore creativo.

LArts Impact Fund è un fondo di circa 7 milioni di sterline che investe nella cultura. L’arte e la cultura svolgono un ruolo essenziale nella vita quotidiana: ci ispirano, ci sfidano e ci educano.
Il fondo offre finanziamenti rimborsabili alle organizzazioni artistiche. Tra i requisiti richiesti, oltre ad essere organizzazioni inglesi operanti nell’ambito artistico e/o culturale, è avere come mission l’impatto sociale.
Il Fondo investe in progetti con ritorno artistico, sociale e finanziario. Si concentra sia sugli aspetti artistici che su quelli sociali promuovendo l’impatto positivo che l’arte ha sulla società.
Ad oggi arrivano a 16 i progetti culturali finanziati nel 2017 dal Arts Impact Fund, per un totale di oltre 5,4 milioni di sterline impegnati.

A fine settembre è prevista la prossima commissione per stanziare i fondi rimanent

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