Category Archives: Sanitario

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Villaggi senza memoria

Dopo l’Olanda, la Danimarca e la Francia, ora arrivano anche in Italia i «villaggi Alzheimer».
Vediamo di cosa si tratta.

Uno dei primi esempi è “De Hogeweyk” nato nel 2009 in Olanda Weesp a 20 chilometri da Amsterdam. Si tratta di un vero e proprio villaggio con case in classico stile borghese con annessi alcuni servizi come un supermercato, un ristorante, un teatro, un parrucchiere. Gli abitanti sono 152 anziani malati di Alzheimer che trascorrono le loro giornate nell’assoluta quotidianità: non hanno vincoli di orari, non indossano camici, possono disporre del loro tempo e girare nelle vie di questo piccolo centro, mangiare e dormire quando e come vogliono. Possono anche uscire ma, per la loro sicurezza, accompagnati. De Hogeweyk non ha telecamere nascoste, solo una “reception” a presidio dell’unico ingresso dal quale si deve obbligatoriamente passare e un sistema di controllo acustico che entra in funzione automaticamente alle 22. Per favorire un maggiore scambio con il territorio, i servizi del villaggio (ristorante, internetcafè, teatro) sono fruibili sia dagli ospiti che dagli abitanti del paese.
«Cerchiamo di incoraggiare una vita attiva. Gli ospiti possono fare la spesa, cucinare e anche fare il bucato se vogliono, Ovviamente sotto la supervisione e con l’aiuto del team quando serve, e organizziamo ogni giorno attività culturali, spettacoli, concerti e gite» spiega il direttore van Hal.

Questa nel 2012 era la nuova frontiera del trattamento dei “senza memoria”.

Una scommessa, per molti vincente (da altri criticata) fatta dal Governo Olandese che ha investito, nel 2009, quasi 17,5 milioni di euro insieme ad altri 2 milioni di finanziamenti privati. Weesp sfida la medicalizzazione delle persone con demenza grave e propone per loro una casa dove vivere usando le proprie capacità residue. Le 23 case sono state progettate ad hoc dopo un’indagine che ha permesso di identificare i sette “stili di vita” dell’Olanda: cittadino, familiare, culturale, indonesiano, classe agiata, tradizionale e cristiano. Nelle loro case gli anziani posso portare con sé, oltre a fotografie ed effetti personali, anche qualche mobile. “Terapia del ricordo”, la chiamano. Molto più utile delle medicine che qui sono davvero poche.
Accanto a loro i “vicini di casa” sono i medici e gli infermieri. Che con discrezione li assistono e sono sempre pronti ad intervenire se qualcosa non va.

dementia
Il “modello De Hogeweyk” fa scuola. E’ stato studiato, enfatizzato, amato e criticato da molti.
Per rispondere alle decine di richieste di informazione e di visita quotidiane il Gruppo di cura “Vivium” (organizzazione statale) da diversi anni si è dotato di un ufficio stampa dedicato e organizzare giornate di studio con visita guidata (265 euro a persona) ed è stata aperta una società ad hoc che offre consulenze per riproporre il modello.

Al modello di Weesp si è ispirato lo staff del progetto “Opw Dalhia”, nel piccolo villaggio medievale di Wiedlisbach, a pochi chilometri da Berna (Svizzera). L’idea è costruire un “Reminiscence Village” che riporti i malati al tempo della loro giovinezza, negli Anni 50. “Un viaggio a scopo terapeutico -secondo l’OPW Dahlia- perché i malati di Alzheimer dimenticano che cosa hanno fatto ieri, ma conservano ricordi nitidi del loro lontano passato. Riportarli a quella fase della vita placherà i sintomi del morbo, che affligge 100 mila persone nella sola Svizzera”. Carta da parati con fiori grandi, arredamento vintage, musica rockabilly, abiti d’epoca per il personale sanitario. Il prezzo di una camera è all’altezza dell’ambizione del progetto. 5.000 euro al mese.  Il villaggio dovrebbe aprire nel 2019.

E anche nella struttura per anziani “GroveCare” a Winterbourne (Bristol, Regno Unito) hanno preso spunto da “De Hogeweyk” per costruire una “Memory Lane”, una strada degli Anni 50 con ufficio postale, pub, fermata dell’autobus, cabina telefonica “old fashion” e vetrine piene di oggetti d’epoca.

Vedremo a queto punto che strada prenderà il modello in salsa italiana che vorrebbe diventare un’alternativa e un superamento del vecchio modello RSA (residenze sanitarie assistenziali).
In Italia sono almeno tre, in diverse fasi di realizzazione (costo dagli 8 ai 10 milioni di euro, apertura prevista 2018). Chi mette i soldi? A Roma una Fondazione, a Monza soprattutto famiglie illuminate, a Cardano al Campo (in provincia di Varese) un imprenditore. In tutto, meno di 300 ospiti.

Insomma staremo a vedere. Sui “villaggi Alzheimer” abbiamo diversi dubbi da sciogliere.

Noi invece aspettiamo di avere presto nuovi aggiornamenti sull’esperienza Dementia Friendly Community del Comune di Abbiategrasso, sperando di vederla presto gemmare su altri territori.


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Ambulanza fai da te

Le equipe di MSF lavorano generalmente in aree di conflitto o colpite da epidemie, zone spesso difficilmente raggiungibili e prive di strutture sanitarie. In questi contesti una tradizionale ambulanza non è il mezzo più adatto per muoversi velocemente.
Anup, Josie e Nils hanno pertanto cercato una soluzione per adattare una 4×4 in una ambulanza.
Per tre settimane Anup (infermiere), Josie (logista) e Nils (ingegnere) hanno ideato un sistema in grado di mantenere borse per endovena all’interno delle Land Cruise utilizzate sul campo.

Il primo passo è stato quello di raccogliere quante più informazioni possibili sul percorso di una sacca per endovena e il suo utilizzo da parte delle squadre sul campo. Come veniva spostata, maneggiata, utilizzata dalle varie persone dell’equipe. Questa raccolta di informazioni accompagnata da diversi test è servita per capire come vengono utilizzate le sacche. In questa fase di indagine sono stati coinvolti non solo i membri dello staff di MSF ma anche di altre ONG, operatori di ambulanze e persino i consulenti che lavorano per la Toyota.

Evaluation proto

Questa informazione ha portato alla creazione di profili standard di ogni persona coinvolta nell’uso di una sacca per endovena e il loro comportamento nei confronti della situazione. Questi profili hanno permesso ai team di replicare ciò che potrebbe accadere sul campo.
Dopo aver raccolto tutte le inormazioni, Anup, Josie e Nils hanno intrapreso la progettazione del prototipo (compreso l’interno di una Land Cruise) per simulare il progetto finito. Sono stati creati diversi prototipi del porta sacca, diversi tipi di cinture per tenere ferma la tasca, si sono pensate differenti collocazioni nella 4×4. A seguito di attente valutazioni si è scelto il modello con il design più semplice per abbreviare i tempi di realizzazione. Il prototipo è stato testato e si sono apportate nuove modifiche.prototipo per sacca endovenosa

Dopo tre settimane di lavoro, e molti colpi di scena nel progetto, si è arrivati alla realizzazione di un prototipo funzionante. Questo -a prima vista molto semplice- prototipo permette a chiunque di attaccare e rimuovere facilmente una sacca.
Questo risultato è solo la prima fase del progetto. Ora il prototipo sarà adattato su una Land Cruiser e verrà testata la sua funzionalità durante le ordinarie attività sul campo. Se i risultati sono positivi, tutti i Land Cruiser utilizzati da MSF saranno presto muniti di tali dispositivi.

Per approfondimenti: http://www.msf.fr/actualite/articles/comment-transformer-4×4-en-presque-ambulance


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Dalle Clubhouse alla Parade

Nel 1948 a Manhattan il Dr. John Beard e alcuni ex-pazienti psichiatrici provenienti dal vicino Rockland State Hospital sperimentano un modello di riabilitazione psichiatrica denominato “Clubhouse”.

Il modello consiste nella costruzione di una comunità composta sia da persone che soffrono di disturbi psichici sia da personale generico.

Le Clubhouse sono strutture diurne, non sanitarie, gestite con la formula del club, in cui i soci lavorano all’interno delle varie unità organizzative.
Tutte le attività sono finalizzate al recupero del ritmo di vita e della sicurezza; vengono sviluppate capacità sociali e abilità specifiche al fine di accrescere l’autonomia della persona e, quando possibile, affrontare un lavoro in azienda.

I partecipanti non sono pazienti ma soci: lavorano per rinforzare i propri punti di forza. Non vi sono programmi terapeutici, che devono essere assicurati da professionisti esterni. I soci sono responsabili del Club e lavorano fianco a fianco nella gestione quotidiana della Clubhouse, supportati da un ristretto numero di persone di staff.

Non vi sono spazi o tempi riservati solo ai soci o solo allo staff. La frequenza è libera e gratuita; l’iscrizione non ha scadenza.

Club Itaca

La Fountain House di New York è stata la prima Clubhouse al mondo. La prima Clubhouse in Italia viene aperta nel 2005 a Milano col nome di “Club Itaca”. Il Club viene realizzato secondo il modello elaborato da ICCD International Center for Clubhouse Developement -, organismo che coordina più di 300 centri in tutto il mondo, di cui più di 80 nel Nord Europa. Il modello di riabilitazione Clubhouse viene regolato attraverso Standard Internazionali concordati consensualmente dalla comunità mondiale delle clubhouse. Ogni due anni la comunità mondiale delle clubhouse riesamina, ed eventualmente modifica, questi standard. Gli standard servono anche come “carta dei diritti” per i soci e come codice etico per il personale.

A livello internazionale i programmi di intervento ad oggi pensati all’interno del modello clubhouse sono:

•       Addestramento professionale formativo quotidiano (Prevocational Day Program)

•       Programma di lavoro transitorio (Transitional Employment Program)

•       Attività di socializzazione e ricreative serali e di fine settimana

•       Programma appartamento

•       Programma reach-out

•       “Negozietto” (Thrift Shop)

•       Notiziario della clubhouse

•       Cure, consulenza psichiatrica e sanitaria

•       Evaluation e verifica

Ångestparaden: uscire.

Nel 2011 la Clubhouse di Stoccolma ha organizzato la prima parade dell’ansia: per la prima volta al mondo è stata organizzata una dimostrazione pubblica per far uscire dalle case la “malattia mentale”.  Non un gesto simbolico, un’azione reale e visibile sostenuta dalle Clubhouse di tutto il mondo.

Vai al sito dell’ ICCD International Center for Clubhouse Developement

Vai al sito di Club Itaca


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