Category Archives: Sociale

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Tutta mia la città

Le città sono sistemi complessi, creati da una molteplicità di attori, formali e informali, dalle iniziative di quartiere e ai comitati cittadini, dai progetti di sviluppo pubblici e privati alle politiche quadro. La costruzione di città è un insieme di processi negoziati che si svolgono tra reti di attori attraverso scontri, conflitti, alleanze e cooperazioni.
La rivista online Cooperative City esplora questi processi attraverso le testimonianze dei loro protagonisti. Racconta storie di trasformazione urbana osservandole da diversi punti di vista, guardando ai modi in cui questi attori contribuiscono a formare la cultura, la governance, l’ambiente, le comunità e le economie delle città.
Osserva il modo in cui progettano, implementano e riadattano le loro azioni e i modi in cui completano o contrastano l’impatto reciproco.

Cooperative City porta ai suoi lettori le storie di processi di sviluppo urbano collaborativo in diverse aree d’ Europa, concentrandosi sulle esperienze di coloro che creano, trasformano e valorizzano le nostre città, la rivista affronta le loro relazioni, le loro sfide e i loro successi nel portare avanti città più inclusive e resilienti.
Vi invitiamo a scarica e condividere l’ebook gratuito “FUNDING THE COOPERATIVE CITY” un libro di sulla finanza comunitaria, l’economia degli spazi civici e nuovi modi per accedere, acquistare, ristrutturare, costruire o gestire edifici per comunità.
Il Cooperative City Magazine è il risultato dello sforzo congiunto di molti diversi professionisti che creano collettivamente questo esperimento. Il nostro obiettivo è quello di portare ai nostri lettori nuovi contenuti su come i progetti di sviluppo localmente radicati modellano le nostre città.
La rivista Cooperative City così come l’e-book sono frutto di un progetto gestito da Eutropian, una società e un’associazione che sviluppa processi di pianificazione collaborativa in varie città europee.
Eutropian è composta da due entità giuridiche: Eutropian GmbH è una società con sede a Vienna che offre servizi di consulenza a comuni e organizzazioni internazionali, nello sviluppo di politiche, gestione di progetti, pianificazione partecipata, progettazione della cooperazione, raccolta di fondi e comunicazione. L’Associazione Eutropian invece è un’organizzazione senza scopo di lucro con sede a Roma, con particolare attenzione alla conduzione di ricerche e all’organizzazione di processi partecipativi, workshop professionali e manifestazioni pubbliche.


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Blockchain ed impatto sociale

Di tecnologia Blockchain si parla molto in questi giorni (soprattutto se si parla di criptovauta) ma, se sulle sue applicazioni nel settore FinTech si è già scritto molto (è di questi giorni la notizia che la GFSC, la Consob di Gibilterra, ha introdotto dal 01.01.2018 il primo quadro normativo che regola le Fintech a utilizzare la blockchain nelle transazioni finanziarie), ancora poco esplorato è il paradigma user-centric della tecnologia blockchain nel consentire applicazioni oltre al banking.

Quali sono vantaggi che può portare nel sociale? Quali le possibili prospettive?

Brian Behlendorf, Direttore del Hyperledger Project (oltre che sviluppatore principale del server Web Apache) nel suo discorso “Applying Blockchain Technologies for Social Impact” all’Institute for the Study of Human Rights, spiega come la Blockchain può diventare uno strumento capace di sostenere la lotta alla corruzione, combattere traffici illegali o avviare processi virtuosi di lotta alla povertà.

Qualche esempio?
Facciamo un passo indietro. Cosa è la blockchain?

Ideata nel 2008 da Satoshi Nakamoto, pseudonimo dell’inventore della moneta virtuale Bitcoin, secondo molti la tecnologia blockchain rappresenta “la Nuova Internet” o l’“Internet delle Transazioni”. Si tratta, in poche parole, di una tecnologia innovativa che mira ad affermarsi come nuovo paradigma per la gestione delle informazioni, che dovrebbe permettere la creazione e gestione di un grande database per la gestione di transazioni condivisibili tra più nodi di una rete. l nome, letteralmente “catena a blocchi”, deriva dalla sua natura distribuita: ogni nodo del network svolge un ruolo nella verifica delle informazioni, inviandole al successivo, in una catena composta da blocchi. Alcune caratteristiche intrinseche della blockchain sono quindi la centralità del concetto di fiducia, reputazione e trasparenza, il principio di condivisione e infine il senso di comunità e democrazia associato all’architettura distribuita e decentralizzata. Tutti elementi in linea coi principi dell’innovazione sociale.

Come è stato per le tecnologie del cloud computing e Internet of Things, oggi anche per la blockchain si cerca di potenziarne l’utilizzo a favore dell’impatto sociale.
La blockchain è di fatto una banca dati e come tale offre l’immutabilità dei dati, l’indipendenza e la neutralità degli algoritmi e la connessa affidabilità delle informazioni: si presta indifferentemente a gestire transazioni relative a qualunque tipo di bene, tangibile o intangibile, digitale o fisico, in ambito commerciale o sociale. Il primo beneficio che questa tecnologia può apportare è pertanto nell’ambito della misurazione dell’impatto sociale. Si stanno sviluppando organizzazioni e piattaforme che si propongono di facilitare la raccolta di dati per il sociale. Per esempio Alice, una delle prime piattaforme digitali basate su database distribuiti per la misurazione dell’impatto sociale.

Alice è una piattaforma che, facendo uso di grandi basi di dati e della tecnologia blockchain, aiuta le organizzazioni e le imprese sociali a migliorare l’impatto delle loro iniziative, consentendo la gestione trasparente dei progetti, sviluppando forme di finanziamento avanzate sul modello outcome-based, con rendimenti basati sui risultati misurabili dei progetti, e assicurando indipendenza e credibilità alle misurazioni di impatto che sono il sottostante fondamentale delle operazioni stesse. Grazie all’uso della tecnologia blockchain, Alice garantisce una misurazione indipendente dell’impatto generato dai progetti, assicurando trasparenza ai donatori e rendendo disponibile una valutazione di impatto affidabile e terza ai progetti sociali che sono oggetto di operazioni di impact investing. Inoltre, attraverso un reporting affidabile dell’impatto generato, Alice contribuisce a indirizzare le risorse verso i progetti col più alto potenziale di scalabilità.

Davies Rhodri, della Giving Thought Foundation, pensa che la misurazione di impatto sociale e la diffusione degli strumenti di impact investing, quali i social impact bond, possano fornire un incentivo decisivo per la raccolta sistematica dei dati.

Ed è molto probabile che sarà così!

Il 15 dicembre a Torino si è intanto svolto “Blockchain for Social Good”, il primo evento italiano sulla tecnologia blockchain e sulle sue potenziali applicazioni in campo sociale.  Nel corso dell’evento è stata presentata la call per partecipare al premio (5 milioni di euro) promosso dalla Commissione Europea per sviluppare soluzioni innovative, efficienti e ad alto impatto sociale che utilizzino la tecnologia blockchain. Maggiori informazioni sulle modalità seguite dal concorso saranno disponibili da febbraio 2018, mentre il termine per la presentazione delle candidature sarà il 25 giugno 2019.

Per saperne di più:
data science per impatto sociale
blockchain-for-social-good


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Social Impact Bond made in Italy

Il social impact bond -Pay For Success Bond (PBR)- non è proprio una novità. Ne abbiamo già parlato in altre occasioni visto che negli ultimi anni è stato adottato e usato con successo in diversi paesi americani ed europei, in Italia, tuttavia, il primo esperimento sta per partire solo ora (anche se da circa due anni si lavora allo studio di fattibilità).
A far da apripista un progetto nazionale promosso da Fondazione Sviluppo e Crescita CRT e Human Foundation con la cooperazione del Ministero della Giustizia che partirà con una prima sperimentazione a Torino, nella Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno”, il grande carcere alla periferia del capoluogo piemontese già noto per aver istituito il modello anglosassone dei “peer supporter”.

Date le caratteristiche del nostro Paese il progetto pilota di Torino sarà un’esperienza significativa non solo per l’Italia, ma per l’Europa intera, perché apre a una sinergia pubblico-privato innovativa ed estendibile ad altri campi del welfare. Forti di una cultura consolidata che punta a interventi sistemici e a partenariati multistakeholder, Il progetto si pone come obiettivo l’autonomia della persona attraverso percorsi individualizzati che coinvolgono diversi aspetti della persona: il lavoro, le relazioni con la famiglia, il bisogno abitativo. Tutte aree che concorrono al reinserimento sociale (obiettivo del sistema giudiziario italiano, si sa, non è quello punitivo, bensì quello riabilitativo, così come già teorizzato più di 200 anni fa dall’illuminista Cesare Beccaria).

Come funzionerà il modello? Saranno diversi gli attori coinvolti: l’amministrazione pubblica, i beneficiari, chi eroga il servizio (in genere cooperative), gli investitori sociali, l’intermediario che emette il bond e raccoglie il capitale e un valutatore esterno. In genere gli investitori sociali sono vicini alla venture filantropy, quindi investono con l’aspettativa di un rendimento minimo dell’investimento. Ex ante il modello prevede un target di successo con un massimale di remunerazione e diversi target intermedi. Una volta che il progetto sarà giunto al termine un soggetto valutatore terzo certificherà il raggiungimento degli obiettivi. In base all’esito lo Stato a fronte del risparmio conseguito (si calcola che un detenuto costi circa 130 euro al giorno) remunera gli investitori.
Qualora la sperimentazione del primo Social Impact Bond a livello nazionale dia i suoi frutti sarà facile esportare il modello ad altri campi d’azione dove poter unire sforzo privato e pubblico per il benessere dei cittadini, in primis la dispersione scolastica.

E se da una parte applaudiamo l’avvio di questa iniziativa, dall’altra manteniamo alte le antenne su un’altra iniziativa italiana che da un po’ stiamo monitorando sempre nell’ambito della detenzione.

Parliamo del carcere di Bolzano. La costruzione di un nuovo carcere è sempre un evento grave, in questo caso, però, assume un significato ben più profondo. A Bolzano infatti si sta costruendo il primo penitenziario privato in Italia. La privatizzazione delle carceri è un fenomeno oramai diffuso su tutti i continenti. Si è scritto e indagato tanto sulle sue origini, la sua storia e sui mostruosi effetti che si verificano nei contesti in cui si sviluppa. Negli Stati Uniti esistono compagnie che fanno della detenzione in carcere un business. Sono i giganti delle carceri private, coinvolti in un giro di affari che porta nelle loro casse fino a 162 milioni di dollari all’anno.
Il timore è che il carcere di Bolzano sia il precedente che spianerà la strada ad una privatizzazione più ampia del sistema carcerario italiano con le conseguenze e gli effetti che tutti conosciamo. Ma non solo.
In questo articolo, che vi invitiamo a leggere, si può chiaramente leggere come il processo in atto sia un forte segnale che evidenzia un movimento più ampio dove gravitano fattori e dinamiche ben più preoccupanti.

Per approfondimenti:
http://nova.ilsole24ore.com/progetti/il-primo-social-impact-bond-per-le-carceri-italiane/
http://www.carceretorino.it/lavoro/lavoro-nel-carcere
http://www.ristretti.org/Le-Notizie-di-Ristretti/bolzano-primo-caso-di-project-financing-riferito-alledilizia-carceraria
https://hurriya.noblogs.org/post/2016/09/21/italia-uno-sguardo-sulla-privatizzazione-delle-carceri/


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