Bitcoin

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Category : Innovazione

Dalla fine degli anni ’90, sono stati numerosi i tentativi di varare nuove monete elettroniche: dai Mojones, ai fagioli Beenz, ai Flooz, all’e-Gold, fino ad arrivare a bitcoin
I bitcoin, nati nel 2007, hanno raccolto in tempi brevissimi una fama mondiale nel mondo peer-to- peer. L’invenzione dei bitcoin si cela dietro il nome di “Satoshi Nakamoto”, un/una nerd (ma potrebbe essere un’identità studiata per nascondere un gruppo di persone) che ha pensato ad un sistema diverso da quello delle banche illustrando le linee guida in un paper: “Ciò che serve è un sistema di pagamento elettronico basato su prove crittografiche, invece che sulla fiducia, che consenta a soggetti consenzienti di negoziare direttamente tra loro senza la necessità di un garante terzo”.
A gennaio 2009 è stato creato Bitcoin, avviando la blockchain ovvero ogni dieci minuti circa vengono calcolate le transazioni e rilasciato il blocco premio. Infatti, la blockchain è la catena delle transazioni di bitcoin da cui è possibile tracciare lo storico delle transazioni effettuate.
Nel 2010 Nakamoto scompare nel nulla e da allora la comunità p2p si occupa della crescita e dello sviluppo di Bitcoin, la “moneta di internet”.
In Italia è nata da circa un anno la Bitcoin Foundation Italia, prima associazione nazionale senza scopo di lucro dedicata alla promozione della crittomoneta.
Bitcoin è una file criptato che permette di effettuare pagamenti online direttamente da un soggetto ad un altro senza passare attraverso un istituto finanziario. Le firme digitali permettono una tracciabilità dell’utente. La possibilità di utilizzare la stessa moneta per due spese diverse non esiste poiché manca il terzo garante: si propone così una soluzione al problema della doppia spesa.
Certamente, una delle caratteristiche più interessanti della valuta virtuale è di essere interscambiabile col denaro corrente tramite appositi servizi di cambio. Ma c’è di più. L’intero sistema è controllato e supervisionato dall’insieme dei suoi utenti attraverso una struttura peer-to-peer. Sembrerebbe il trionfo di un’economia democratica: regolata dal basso e partecipata. Ma è davvero così?
Come sempre lo strumento in sé non è buono o cattivo, dipende come si usa. Ricordiamo che già nel 1999, a Trento, durante un convegno internazionale centrato sui cyberpunks (attivisti che attraverso la crittografia auspicano il cambiamento politico e sociale) si parlò del rischio di cyberlaundering, cioè cyber riciclaggio, quando capitali ottenuti da attività criminali, come lo spaccio di sostanze stupefacenti, la prostituzione e le frodi, vengono ‘ripuliti’ in modo tale che nessuno possa capire da dove provengono.
Vedremo.
Probabilmente la prima minaccia che il sistema bitcoin dovrà affrontare sarà quello dei soliti speculatori.

 

 


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