Nuove generazioni, altre generatività

  • -

Nuove generazioni, altre generatività

Il 24 e 25 febbraio a Rovereto ci si ritrova a distanza di due anni al convegno nazionale di Animazione Sociale.
Un grande evento dedicato ad educatori, animatori, operatori sociali e quanti operano a contatto con i mondi giovanili.
Il convegno nazionale del 2015 «Cose da fare con i giovani» si basava su un’indicazione essenziale: se, come operatori sociali, vogliamo ancora lavorare con i giovani dobbiamo cambiare sguardo.
Nel 2017 l’evento si pone l’obiettivo di approfondire in termini di metodo l’approccio ai giovani con una operazione intrisa di curiosità e ascolto, ma anche di credito e sostegno alla loro ricerca di futuro.
Il convegno (qui il programma) presenterà tante esperienze che stanno nascendo tra i giovani; nuove forme sociali, nuovi organismi gruppali.

Slide-Rovereto_def
E’ proprio lo sconfinamento tra mondi diversi che può facilitare il cambiamento di approccio tra gli operatori sociali.
E all’interno del laboratorio “Net&Co: nuove frontiere della produzione sociale” Cristina Martellosio porterà alcune riflessioni frutto di diverse esperienze realizzate con il WeMake, makerspace di Milano.
“Ci sono giovani che sono tra i sensori e i promotori di processi che prendono forma oltre i nostri perimetri: prenderli sul serio  è il primo passo di un riconoscimento che apre alla possibilità di renderli attori delle dinamiche di cambiamento”.


  • -

Le ragazze

La storia di oggi inizia a Cork in Irlanda e finisce a San Francisco. E’ la storia di Ciara Judge, Emer Hickey e Sophie Healy-Thow, tre ragazze di 16 anni della Kinsale Community School.

Le ragazze amano la microbiologia, hanno sviluppato competenze nell’ambito del giardinaggio e hanno un obiettivo: risolvere la crisi alimentare che c’è nel mondo.

Hanno quindi un obiettivo e alcune competenze. Hanno un progetto con un problema da risolvere. Hanno a disposizione anche degli strumenti, messi a disposizione dalla comunità e dalla scuola.

Le ragazze hanno vinto la Google Science Fair 2014 perché il loro progetto ha dimostrato che alcuni batteri che si trovano comunemente in natura, se inseriti nel suolo, aumentano del 74% la produzione di orzo, attraverso un processo di acceleramento sia della germinazione che della crescita della pianta.

Noi favoriamo questo tipo di progettazione. Come?

Con Sociopratiche e Wemake siamo attive sul territorio italiano attraverso progetti volti a consentire alle ragazze (e anche ai ragazzi) lo sviluppo di competenze utili non solo nel corso degli studi ma nell’arco della vita. Il problem solving, la creatività, la programmazione, il rispetto delle consegne, lo sviluppo della capacità critica e l’imparare ad imparare sono infatti metacompetenze utili in qualsiasi contesto. Lo facciamo attraverso il supporto a istituzioni scolastiche, associazioni, centri di aggregazione giovanili e enti pubblici e privati di matrice educativa.

Il movimento maker sta riportando alla luce confronti e dibattiti su teoria e pratica educativa.

Termini come l’apprendimento collaborativo , apprendimento basato su progetti , metacognizione , apprendimento basato sulla ricerca, apprendimento esperienziale sono oggi rispolverati nelle agenzie educative e formative . Le basi rimandano all’approccio pedagogico più conosciuto e promettente: il costruttivismo di Piaget , Vygotskij e Bruner . Il costruttivismo rinasce oggi dalle ceneri delle teorie di Taylor e dei test standardizzati. Il costruttivismo adotta pratiche quali la creatività, il bricolage, l’esplorazione , la costruzione e la presentazione riportando alla ribalta il processo di apprendimento esperienziale.

Un altro riferimento importante nell’impostazione metodologica . data deriva dalla tassonomie proposta da Benjamin S. Bloom, nel 1956, riferita agli obiettivi educativi (area cognitiva e area affettiva). L’approccio rivisto nel 2001 da Lorin Anderson e David Krathwohl, afferma che maggior parte delle abilità. possono essere acquisite e impiegate simultaneamente o senza un ordine preciso. Per raggiungere la padronanza di tutti i domini cognitivi è necessario imparare non solo attraverso il fare , ma anche attraverso la creazione e la costruzione.

Seymour Papert , uno dei fondatori del MIT Media Lab e il primo sostenitore della pedagogia costruzionista , dice: “l’apprendimento avviene meglio quando gli studenti costruiscono la loro comprensione attraverso un processo di costruzione di cose da condividere con gli altri”. Papert aggiunge alla teoria di Piaget un nuovo tipo di costruzione: “le persone costruiscono nuove conoscenze con particolare efficacia quando sono impegnati nella costruzione di prodotti personalmente significativi”.

Attualmente siamo coinvolte in progetto extrascolastico che si svolge in 10 scuole secondarie di primo grado di Milano e dell’Emilia Romagna. Il progetto ha come obiettivo avvicinare le ragazze alla cultura tecnico-scientifica. Il progetto Girls code it better è voluto e finanziato da MAW, un agenzia per il lavoro, che ha condotto un analisi di genere sugli sbocchi occupazionali delle ragazze e ha ritenuto opportuno investire per migliorarne l’occupabilità, fornendo ossia una possibilità di avvicinamento alla tecnologia e alle discipline scientifiche.

Il metodo utilizzato è frutto della ricerca di Lepida scuola di Reggio Emilia e  si ispira alla didattica per Problemi e Progetti di David Jonassen: un modello per l’ideazione e la realizzazione di progetti in gruppo che ha come proprio obiettivo non tanto il prodotto quanto la cura del processo attraverso il quale vengono allenate competenze importanti.

Info: edu@wemake.ccinfo@sociopratiche.org


  • -

Libere

Bastano dei teli, una borsa e un mantello per disegnare la libertà? Questa è la scommessa che la Cooperativa Alice ha lanciato nel gennaio 2014.

Free-ty una linea di accessori fresca e sportiva che ha nel semplice telo per maratoneti (quello per rimanere caldi alla fine della corsa) il proprio simbolo

Non si tratta di liberare Tyvek, marchio registrato di Dupont e materiale base per i prodotti Free-ty, ma di esprimere la libertà di ognuno  con una bandiera personale che inneggia a vittorie, emozioni e stili di vita positivi. L’altro lato della medaglia è legato alla libertà che le detenute dei carceri di San Vittore e Bollate (MI) riescono a conquistare grazie al vicendevole impegno, loro e della cooperativa Alice, nell’imparare e insegnare il mestiere sartoriale.

Il Tyvek, in questo caso, è la pagina bianca su cui scrivere la vostra storia e il foglio su cui  è incisa con ago e filo quella delle detenute che hanno confezionato sartorialmente tutti i prodotti Free-ty: teli, borse e mantelle sono i tre prodotti sviluppati.

La prima borsa ad ispirare il progetto Free-ty era un prototipo di shopper collassabile dimenticato, ma non troppo, che aspettava di essere utilizzato (Design Sara Savian). Una volta migliorata e resa riproducibile è stata stampata e realizzata in versione Big e Small, completa di custodia esterna rotonda.

Il cerchio è il fulcro della filosofia di Free-ty che vuole allontanarsi dal concetto di sbarre e reclusione e si avvicina a quello di comunità e umanità. Dal cerchio è nata la mantella poncho la cui tasca si trasforma in una comoda custodia, una soffice bolla di Tyvek. La mantella bike mantiene lo stesso concetto del poncho, varia la lunghezza mentre la sagomatura delle spalle la rende più ergonomica.

Tutti i prodotti verranno proposti in vendita a breve sul sito internet www.free-ty.it dove al momento si possono trovare alcune informazioni.


linkedin
Facebook
Facebook