Mindtunes: SI può FA-RE

Mindtunes: SI può FA-RE

Una band musicale composta da tre disabili motori gravi che suonano grazie al più straordinario strumento: la mente.

Mark Rowland alla batteria, Jo Portois al sintetizzatore e Andy Walker agli effetti white noise. Pur non sapendo suonare nessuno strumento e avendo capacità di movimento estremamente ridotte, sono riusciti a trasformare in musica i propri pensieri e le proprie emozioni.

Guarda il video del progetto Mindtunes

“Concentrandosi su alcuni pensieri specifici le persone possono controllare le proprie emozioni” spiega Castet, esperto in neurotecnologie che ha messo a punto il sistema, “il nostro sistema legge le emozioni, le traduce in onde cerebrali e da lì le trasforma in onde sonore”.  Eppure il sistema non fa solo questo: oltre ad attribuire un suono ai pensieri, le cuffie riescono anche a leggere le espressioni facciali e a tradurle in musica, attribuendo a chi compone un potere di azione molto maggiore.  Se con la chitarra elettrica, il suono può essere modificato grazie all’utilizzo della pedaliera, con il sistema sviluppato da Castet, basterà variare la durata di un sorriso per modificare la musica.

“Fin da bambino ho sempre pensato che sarebbe stato incredibile comporre musica, utilizzando solo la mente.” racconta il DJ Fresh, coordinatore del progetto, “questa tecnologia permette a persone che non possono muoversi di esprimere la loro creatività e di fare musica, sfruttando esclusivamente il potere della propria mente. Ti dà l’idea del potere creativo delle persone e di ciò che possono fare, se solo gli viene data l’opportunità.”

Il progetto Mindtunes è stato promosso dalla  Queen Elizabeth Foundation for Disabled Children.

Il brano è in vendita su I-Tunes: tutti i proventi sono devoluti alla Queen Elizabeth Foundation for Disabled Children.

Il Comunicato Stampa con le note scientifiche lo trovate qui


Design per il sociale

Nella settimana milanese del design l’ADI organizza una mostra di progetti sociali: si tratta di progetti di design utili alla collettività, alla crescita e al benessere di tutta la popolazione.
In mostra undici iniziative italiane: dalla formazione e dallo sviluppo dei prodotti per le comunità artigiane in situazioni di disagio sociale, alla creazione di laboratori permanenti di oreficeria, confezione e decorazione in Asia, al sostegno alla piccola imprenditoria femminile in Africa, al progetto dell’ambiente urbano per le zone terremotate dell’Emilia, alla comunicazione sui temi più significativi dei nostri tempi, come l’uso corretto della fondamentale risorsa dell’acqua.
Undici esempi di come i designer riescano concretamente svolgere la loro funzione sociale quando mettono le loro capacità progettuali e organizzative a disposizione di chi, nel mondo, da solo non riuscirebbe a sfruttare le competenze professionali tradizionali per affacciarsi sui mercati moderni.
Ma ADI vuole sottolineare l’importanza che attribuisce alla responsabilità sociale del design e delle imprese produttrici in modo duraturo: : nessun prodotto che violi valori etici o sociali merita di essere preso in considerazione per il Compasso d’Oro.

Per questo, dall’edizione 2014, ADI Design Index, il volume che pubblica ogni anno la preselezione degli oggetti destinati a competere per il Compasso d’Oro, comprenderà una nuova categoria, quella del Design per il sociale.

Design per il sociale
9-14 aprile, ADI Associazione per il Disegno Industriale
via Bramante 29, Milano
http://www.adi-design.org

Ingresso libero
Orari:
9 – 13 aprile: ore 10 – 21;
14 aprile: ore 10-18


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Con gli occhi del calabrone

Linda Haake ha 88 anni e ha deciso di essere una volontaria in un progetto di ricerca finanziato dall’Unione Europea. Il progetto “CARE – ambient assisted living” è compost da sei partner e coinvolge quattro nazioni: Austria, Finlandia, Germania e Ungheria.

Il progetto parte dalla costatazione che con l’invecchiamento attivo della popolazione diventa sempre più difficile assistere i cittadini che potrebbero avere delle difficoltà.  Il problema non è solo quello relativo al reclutamento di personale di cura ma è soprattutto un problema sociale con dei costi non sostenibili. CARE propone una soluzione tecnologica di monitoraggio: un dispositivo compatto, efficace, affidabile e facile da installare. Il sistema proposto garantisce totale privacy alla persona monitorata, problema che aumenterà costantemente negli anni a venire.

Uno dei maggiori rischi per le persone anziane che vivono sole è il non essere in grado di chiedere aiuto, in caso di caduta e in caso di perdita di coscienza.

Il progetto prevede di testare nella casa di riposo “Am Rosenberg” di Brema, in Germania, uno speciale sistema di sorveglianza per alcuni anziani ospiti della struttura.

“Questo dispositivo mi fa sentire sicura”, dice Linda Haake, “So che, se succede qualcosa, invierà un segnale d’allarme… Anche se non ne capisco esattamente il funzionamento”.

Si tratta di un sensore ottico, inserito in una scatola, in grado di riprendere un’eventuale caduta di un soggetto che si trova di fronte. Il sistema rileva solo il profilo della persona recependone i movimenti (un po’ come gli insetti) e garantendone la privacy. Il software riconosce la caduta. In caso di emergenza invia immediatamente un messaggio di testo per allertare familiari e amici.

Un progetto innovativo che seguiremo con interesse per monitorarne i risultati. Chissà se in Italia il “sistema welfare” è pronto a questo genere di sperimentazioni?

Vai al sito del progetto: http://care-aal.eu


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