Design per il sociale

Design per il sociale

Nella settimana milanese del design l’ADI organizza una mostra di progetti sociali: si tratta di progetti di design utili alla collettività, alla crescita e al benessere di tutta la popolazione.
In mostra undici iniziative italiane: dalla formazione e dallo sviluppo dei prodotti per le comunità artigiane in situazioni di disagio sociale, alla creazione di laboratori permanenti di oreficeria, confezione e decorazione in Asia, al sostegno alla piccola imprenditoria femminile in Africa, al progetto dell’ambiente urbano per le zone terremotate dell’Emilia, alla comunicazione sui temi più significativi dei nostri tempi, come l’uso corretto della fondamentale risorsa dell’acqua.
Undici esempi di come i designer riescano concretamente svolgere la loro funzione sociale quando mettono le loro capacità progettuali e organizzative a disposizione di chi, nel mondo, da solo non riuscirebbe a sfruttare le competenze professionali tradizionali per affacciarsi sui mercati moderni.
Ma ADI vuole sottolineare l’importanza che attribuisce alla responsabilità sociale del design e delle imprese produttrici in modo duraturo: : nessun prodotto che violi valori etici o sociali merita di essere preso in considerazione per il Compasso d’Oro.

Per questo, dall’edizione 2014, ADI Design Index, il volume che pubblica ogni anno la preselezione degli oggetti destinati a competere per il Compasso d’Oro, comprenderà una nuova categoria, quella del Design per il sociale.

Design per il sociale
9-14 aprile, ADI Associazione per il Disegno Industriale
via Bramante 29, Milano
http://www.adi-design.org

Ingresso libero
Orari:
9 – 13 aprile: ore 10 – 21;
14 aprile: ore 10-18


  • -

Con gli occhi del calabrone

Linda Haake ha 88 anni e ha deciso di essere una volontaria in un progetto di ricerca finanziato dall’Unione Europea. Il progetto “CARE – ambient assisted living” è compost da sei partner e coinvolge quattro nazioni: Austria, Finlandia, Germania e Ungheria.

Il progetto parte dalla costatazione che con l’invecchiamento attivo della popolazione diventa sempre più difficile assistere i cittadini che potrebbero avere delle difficoltà.  Il problema non è solo quello relativo al reclutamento di personale di cura ma è soprattutto un problema sociale con dei costi non sostenibili. CARE propone una soluzione tecnologica di monitoraggio: un dispositivo compatto, efficace, affidabile e facile da installare. Il sistema proposto garantisce totale privacy alla persona monitorata, problema che aumenterà costantemente negli anni a venire.

Uno dei maggiori rischi per le persone anziane che vivono sole è il non essere in grado di chiedere aiuto, in caso di caduta e in caso di perdita di coscienza.

Il progetto prevede di testare nella casa di riposo “Am Rosenberg” di Brema, in Germania, uno speciale sistema di sorveglianza per alcuni anziani ospiti della struttura.

“Questo dispositivo mi fa sentire sicura”, dice Linda Haake, “So che, se succede qualcosa, invierà un segnale d’allarme… Anche se non ne capisco esattamente il funzionamento”.

Si tratta di un sensore ottico, inserito in una scatola, in grado di riprendere un’eventuale caduta di un soggetto che si trova di fronte. Il sistema rileva solo il profilo della persona recependone i movimenti (un po’ come gli insetti) e garantendone la privacy. Il software riconosce la caduta. In caso di emergenza invia immediatamente un messaggio di testo per allertare familiari e amici.

Un progetto innovativo che seguiremo con interesse per monitorarne i risultati. Chissà se in Italia il “sistema welfare” è pronto a questo genere di sperimentazioni?

Vai al sito del progetto: http://care-aal.eu


  • -

Why Poverty?

Why Poverty? E’ una campagna mondiale che invita a una riflessione e soprattutto a pensare soluzioni al dramma della povertà.

Il progetto è partito con la semplice e sconcertante domanda sul perché nel XXI secolo un miliardo di persone vivono ancora in condizioni di povertà.

La campagna è composta da otto documentari di un’ora e mezza che sono distribuiti attraverso le tv, il web e le piattaforme mobili.

Gli otto documentari guardano alla povertà con un occhio diverso: osservando cause ma anche analizzando l’efficacia degli aiuti internazionali, l’istruzione e la parità di genere.

 

Tra novembre e dicembre 2012 sono stati trasmessi in più di 70 emittenti nazionali (Rai Storia in Italia), raggiungendo oltre 500 milioni di persone.

Sul portale dedicato all’iniziativa è possibile guardare i trailer degli otto documentari  ma da gennaio 2013 i documentari saranno visibili interamente.

Chi ha organizzato Why Poverty? non chiede soldi, chiede un intervento e una soluzione ai problemi.

Gli obiettivi dell’organizzazione Why Poverty? sono:

  • Raccontare storie che spingono le persone a pensare e ad essere parte della soluzione
  • Coinvolgere i migliori registi nella creazione di film provocatori e di grande impatto empatico
  • Fare rete con i media di tutto il mondo per confrontarsi  con un pubblico ampio e diversificato
  • Creare una campagna globale di sensibilizzazione, che integra le trasmissioni con materiali didattici
  • Contattare politici, donne e uomini di cultura, soggetti economici per  trovare soluzioni per il cambiamento

Visita whypoverty.net


linkedin
Facebook
Facebook