Blockchain ed impatto sociale

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Blockchain ed impatto sociale

Di tecnologia Blockchain si parla molto in questi giorni (soprattutto se si parla di criptovauta) ma, se sulle sue applicazioni nel settore FinTech si è già scritto molto (è di questi giorni la notizia che la GFSC, la Consob di Gibilterra, ha introdotto dal 01.01.2018 il primo quadro normativo che regola le Fintech a utilizzare la blockchain nelle transazioni finanziarie), ancora poco esplorato è il paradigma user-centric della tecnologia blockchain nel consentire applicazioni oltre al banking.

Quali sono vantaggi che può portare nel sociale? Quali le possibili prospettive?

Brian Behlendorf, Direttore del Hyperledger Project (oltre che sviluppatore principale del server Web Apache) nel suo discorso “Applying Blockchain Technologies for Social Impact” all’Institute for the Study of Human Rights, spiega come la Blockchain può diventare uno strumento capace di sostenere la lotta alla corruzione, combattere traffici illegali o avviare processi virtuosi di lotta alla povertà.

Qualche esempio?
Facciamo un passo indietro. Cosa è la blockchain?

Ideata nel 2008 da Satoshi Nakamoto, pseudonimo dell’inventore della moneta virtuale Bitcoin, secondo molti la tecnologia blockchain rappresenta “la Nuova Internet” o l’“Internet delle Transazioni”. Si tratta, in poche parole, di una tecnologia innovativa che mira ad affermarsi come nuovo paradigma per la gestione delle informazioni, che dovrebbe permettere la creazione e gestione di un grande database per la gestione di transazioni condivisibili tra più nodi di una rete. l nome, letteralmente “catena a blocchi”, deriva dalla sua natura distribuita: ogni nodo del network svolge un ruolo nella verifica delle informazioni, inviandole al successivo, in una catena composta da blocchi. Alcune caratteristiche intrinseche della blockchain sono quindi la centralità del concetto di fiducia, reputazione e trasparenza, il principio di condivisione e infine il senso di comunità e democrazia associato all’architettura distribuita e decentralizzata. Tutti elementi in linea coi principi dell’innovazione sociale.

Come è stato per le tecnologie del cloud computing e Internet of Things, oggi anche per la blockchain si cerca di potenziarne l’utilizzo a favore dell’impatto sociale.
La blockchain è di fatto una banca dati e come tale offre l’immutabilità dei dati, l’indipendenza e la neutralità degli algoritmi e la connessa affidabilità delle informazioni: si presta indifferentemente a gestire transazioni relative a qualunque tipo di bene, tangibile o intangibile, digitale o fisico, in ambito commerciale o sociale. Il primo beneficio che questa tecnologia può apportare è pertanto nell’ambito della misurazione dell’impatto sociale. Si stanno sviluppando organizzazioni e piattaforme che si propongono di facilitare la raccolta di dati per il sociale. Per esempio Alice, una delle prime piattaforme digitali basate su database distribuiti per la misurazione dell’impatto sociale.

Alice è una piattaforma che, facendo uso di grandi basi di dati e della tecnologia blockchain, aiuta le organizzazioni e le imprese sociali a migliorare l’impatto delle loro iniziative, consentendo la gestione trasparente dei progetti, sviluppando forme di finanziamento avanzate sul modello outcome-based, con rendimenti basati sui risultati misurabili dei progetti, e assicurando indipendenza e credibilità alle misurazioni di impatto che sono il sottostante fondamentale delle operazioni stesse. Grazie all’uso della tecnologia blockchain, Alice garantisce una misurazione indipendente dell’impatto generato dai progetti, assicurando trasparenza ai donatori e rendendo disponibile una valutazione di impatto affidabile e terza ai progetti sociali che sono oggetto di operazioni di impact investing. Inoltre, attraverso un reporting affidabile dell’impatto generato, Alice contribuisce a indirizzare le risorse verso i progetti col più alto potenziale di scalabilità.

Davies Rhodri, della Giving Thought Foundation, pensa che la misurazione di impatto sociale e la diffusione degli strumenti di impact investing, quali i social impact bond, possano fornire un incentivo decisivo per la raccolta sistematica dei dati.

Ed è molto probabile che sarà così!

Il 15 dicembre a Torino si è intanto svolto “Blockchain for Social Good”, il primo evento italiano sulla tecnologia blockchain e sulle sue potenziali applicazioni in campo sociale.  Nel corso dell’evento è stata presentata la call per partecipare al premio (5 milioni di euro) promosso dalla Commissione Europea per sviluppare soluzioni innovative, efficienti e ad alto impatto sociale che utilizzino la tecnologia blockchain. Maggiori informazioni sulle modalità seguite dal concorso saranno disponibili da febbraio 2018, mentre il termine per la presentazione delle candidature sarà il 25 giugno 2019.

Per saperne di più:
data science per impatto sociale
blockchain-for-social-good


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B Corp

Ogni anno, l’intera comunità B Corp si riunisce per un incontro globale denominato “B Corp Champions Retreat”. Quest’anno l’evento, tenutosi dal 3 al 5 ottobre, è stato ospitato dalla città di Toronto e si è focalizzato sul tema dell’“interdipendenza”.
La Certified B Corporation o B Corp è un nuovo tipo di azienda che volontariamente rispetta i più alti standard di scopo, responsabilità e trasparenza. Le B Corp si distinguono vanno oltre l’obiettivo del profitto e innovano per massimizzare il loro impatto positivo verso i dipendenti, le comunità in cui operano e l’ambiente. In questo modo il business diventa una forza rigeneratrice per la società e per il pianeta. Si tratta di una comunità in rapida crescita a livello globale ma anche in Italia.

Sul sito che raggruppa le B corp è possibile trovare interessanti strumenti tra cui il B Impact Assessment, uno strumento online dedicato alle aziende per misurare e gestire il loro impatto positivo sugli stakeholder (dipendenti, comunità e ambiente). Il BIA è nato nel 2007 ad opera del team “B Lab” ed è in costante evoluzione grazie agli incessanti aggiornamenti e ai puntuali feedback degli utenti e degli stakeholder (sono alla quarta versione ma nel gennaio 2019 è previsto il lancio di una nuova revisione). Le società e i fondi che utilizzano la BIA possono essere riconosciuti per la loro performance scegliendo di diventare una società certificata B o Global Impact Investment Rating Rating (GIIRS).
Il team B Lab ha da poco pubblicato anche la versione beta della revisione della “Quick Impact Assessment”.
Cosa è la Quick Impact Assessment?
La Quick Impact Assessment (QIA) è stata lanciata nel 2015 per sensibilizzare le imprese sul tema dell’ “impatto”: l’obiettivo di questo strumento divulgativo è fornire una prima misurazione sulla performance sociale e ambientale dell’azienda ma senza alcuna pretesa di esaustività (la valutazione di impatto richiede infatti un’analisi con oltre 200 domande).
Composta da una selezione di domande prese direttamente dalla B Impact Assessment la QIA è uno strumento “warm up lap”: si basa sugli stessi principi fondamentali del BIA ma non stabilisce il punteggio numerico per la performance della società ma segnala dove l’azienda si colloca al di sopra o al di sotto della media rispetto a imprese simili. La QIA non solo introduce alle aziende i concetti fondamentali legati al potenziale impatto positivo delle loro attività, ma individua anche i potenziali punti di miglioramento e incoraggia le aziende a misurare e gestire le proprie prestazioni in modo più approfondito attraverso la BIA.


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Platform cooperativism

Il “Platform cooperativism” è un fenomeno che si sta velocemente sviluppando a livello internazionale. Si tratta di un movimento che pone le sue fondamenta su concetti quali la proprietà democratica del web, i diritti dei lavoratori e il beneficio in favore di consumatori meno abbienti.

E’ un fenomeno che richiama esperienze di lunga tradizione, soprattutto in Italia, dal mutualismo alle cooperative, fino alle imprese sociali, capace di sfruttare la promessa iniziale del Web.

I membri del co-op sono tecnologi, sindacalisti, liberi professionisti che creano un’alternativa concreta nell’era della sharing economy.

Alcuni esempi sono Up&Go  che offre servizi professionali a domicilio, dal babysitteraggio alle pulizie. Cosa la contraddistingue da altre piattaforme di servizio? Le altre piattaforme di matching di lavoro domestico richiedono fino al 30% del reddito dei lavoratori, Up & Go addebita invece solo il 5% per mantenere la piattaforma. Allo stesso modo, la quota del 25% che le piattaforme corporate ride-hail (taxi) addebitano ai taxisti ha portato alcuni driver a creare piattaforme cooperative in tutta Europa e negli Stati Uniti. Tra questi Cotabo (Bologna, Italy), ATX Coop Taxi (Austin, TX), Green Taxi Cooperative (Denver, CO), The People’s Ride (Grand Rapids, MI), and Yellow Cab Cooperative (San Francisco, CA).

Altra interessante esperienza è Gratipay, una piattaforma di finanziamento che sostiene il team di sviluppo di progetti open source. Attraverso l’accellerazione di nuovi progetti Gratipay diventa così uno strumento generativo al centro del sistema dell’ecosistema di platform cooperativism.

Per saperne di più rimandiamo al sito http://platformcoop.newschool.edu/ che sostiene il movimento delle cooperative platform attraverso attività di ricerca, advocacy, formazione, co-design, consulenza legale, sviluppo delle applicazioni, documentazione delle migliori pratiche, oltre al coordinamento dei finanziamenti e degli eventi.


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