Camerieri della vita

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Camerieri della vita

Un evento imperdibile, una serata unica in un nuovo “teatro-ristorante”, aperto per tutti coloro che desiderino appagare il palato e rinfrancar lo spirito.

All’interno di Teatro In-Stabile (II Casa di Reclusione di Milano-Bollate) in uno spazio elegante ed esclusivo, gli attori camerieri – detenuti e non – serviranno un menù completo dall’antipasto al dolce, insaporendo le vivande di un frammento delle loro vite.

La cena, curata da un catering altamente qualificato, sarà arricchita e ravvivata da momenti teatrali e musicali, dispersi tra una portata e l’altra, capaci di proiettare lo spettatore dentro un Cabaret senza tempo, animato da un pianista stralunato, da una cantante dall’ugola d’oro e dai “Camerieri della Vita”, allegri e pasticcioni, malinconici e raffinati, che danzando e sorridendo si prenderanno cura dei loro commensali, giocando ironicamente sulla differenza tra chi serve la vita e chi dalla vita è servito.

Provare a superare le grate del carcere per sedersi a tavola insieme ai detenuti consentirà allo spettatore di vivere un’esperienza eccezionale, e allo stesso tempo di sentirsi parte attiva in quel processo di inclusione e integrazione, necessario, forse indispensabile, per poter finalmente abitare una società più sana e sicura.

 

Camerieri della vita
cena con intrattenimento teatrale
a cura della Cooperativa Sociale Estia

Prossime date:
giovedì 24 ottobre
venerdì 25 ottobre

Luogo:
Teatro In-Stabile
c/o II Casa di Reclusione di Milano-Bollate,
Via Cristina di Belgioioso 120 – Milano

Costo: 40 € a persona

Prenotazione obbligatoria:
Form online all’indirizzo: http://www.cooperativaestia.org/schede/prenotazione-spettacolo

Per info:
www.cooperativaestia.org
estiacultura@cooperativaestia.org
Mobile: 331.5672144
Tel. e Fax: 02.23168216


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Cesare deve morire

Dal 2 marzo esce nelle sale il nuovo film di Paolo e Vittorio Taviani.

Girato nella sezione Alta Sicurezza del carcere romano di Rebibbia il lavoro dei due cineasti toscani racconta la vita di un gruppo di detenuti,  impegnati nelle prove dell’allestimento teatrale del Giulio Cesare di William Shakespeare. In concorso al 62esimo Festival Internazionale del Cinema di Berlino.

Dall’intervista rilasciata a Francesca Fiorentino di Movieplayer.it (leggi l’intervista ):

Come siete entrati in contatto con loro?
Per caso, un elemento importante nella vita. Una nostra amica ci aveva detto che a Roma c’era un teatro in cui ancora ci si riusciva a commuovere e spinti dalla curiosità e dalla volontà di emozionarci ci ha portati in questo luogo e abbiamo conosciuto i detenuti del reparto di massima sicurezza. Massima sicurezza vuol dire che in questa sezione erano rinchiusi condannati per mafia, camorra, ‘ndrangheta. Li abbiamo visti mentre recitavano Dante e raccontavano l’inferno dal loro inferno, identificandosi coi personaggi. Attraverso Paolo e Francesca parlavano insomma dei loro amori impossibili. A contatto con quella realtà abbiamo scoperto una materia umana dolorosa. Tutti sappiamo cos’è il carcere, ma ciò che non immaginiamo è che si possa creare con i detenuti un rapporto di affetto, magari lavorando assieme e diventando loro complici. Anche i nostri familiari ed amici si dicevano stupiti da questa cosa, perché quando tornavamo a casa parlavamo di ognuno di loro con vero affetto. Ci rimproveravano perché sostenevano che avessero fatto male ad altre persone e che questa cosa non potesse essere dimenticata. Credo che il destino degli uomini sia misterioso e complesso e spero che questo film aiuti a comprendere meglio la realtà del carcere.

Uno dei momenti più sorprendenti del film è quello in cui si vedono i provini dei detenuti, chiamati a dire il loro nome e indirizzo in due modi diversi, prima commossi e poi arrabbiati. Ci raccontate cosa è successo nella realtà?
Paolo Taviani: l’incontro è stato favorito da Fabio Cavalli che da anni ormai sta dedicando parte della sua vita a fare teatro in carcere. Ci ha messo in contatto con ex detenuti e con persone attualmente rinchiuse in carcere e poi abbiamo fatto le nostre scelte. Per venire alla domanda vera e propria, noi abbiamo sempre usato il metodo del nome, cognome, indirizzo, per fare i provini ai nostri attori e abbiamo agito nella stessa maniera anche in questo caso. Alla fine sono emersi tanti aspetti della natura di queste persone. Nonostante gli dicessimo che non importava se dicessero il vero nome e il vero indirizzo, che potevano anche inventare tutto, ognuno di loro ha detto l’esatta verità. Erano felici perché sapevano che quello che stavano dicendo lo avrebbero visto in tanti. E’ come se gridassero al mondo ‘guardate che noi siamo qui, ricordatevi il nostro nome’ e la cosa ci ha molto commosso. Molti di loro, poi, recitavano benissimo, ma in maniera diversa dal ‘benissimo’ del grande attore. Salvatore-Bruto dice davvero con sofferenza che ha ucciso Cesare, dietro alle sue parole c’era un dolore che gli attori, anche i più bravi, non hanno. E’ stata un’emozione giorno dopo giorno.

Salvatore, tu hai scontato la tua condanna e ormai sei un attore a tempo pieno, puoi raccontarci la tua esperienza sul set?
Salvatore Striano: è stato difficile tornare ad abituarmi a quel luogo in cui sono stato rinchiuso per 8 anni, ma quando Fabio mi ha detto che mi volevano i Taviani non ci ho pensato su due volte. Credo che ogni attore sogni di essere ripreso mentre fa le prove di uno spettacolo teatrale. E poi continua a sorprendermi la modernità di Shakespeare. La cosa bella di questa esperienza è che ognuno dei protagonisti ha fatto i conti con le proprie colpe, quasi chiedendo perdono attraverso l’arte, in un luogo come il carcere che ti ferma sì, ma ti spinge anche a ripartire. Non smetterò mai di essere riconoscente ai Taviani per l’opportunità che mi hanno dato.

 

CESARE DEVE MORIRE
Un film di Paolo e Vittorio Taviani

Dal 2 marzo 2012 al cinema

SINOSSI
Teatro del carcere di Rebibbia. La rappresentazione di Giulio Cesare di Shakespeare ha fine fra gli applausi. Le luci si abbassano sugli attori tornati carcerati. Vengono scortati e chiusi nelle loro celle.
Sei mesi rima: Il direttore del carcere e il regista teatrale interno spiegano ai detenuti il nuovo progetto: Giulio Cesare.
Prima tappa: i provini.
Seconda tappa l’incontro col testo. Il linguaggio universale di Shakespeare aiuta i detenuti-attori a immedesimarsi nei personaggi.
Il percorso è lungo: ansie, speranze, gioco. Sono i sentimenti che li accompagnano nelle loro notti in cella, dopo un giorno di prove.
Ma chi è Giovanni che interpreta Cesare? Chi è Salvatore – Bruto? Per quale colpa sono stati condannati? Il film non lo nasconde.
Lo stupore e l’orgoglio per l’opera non sempre li liberano dall’esasperazione carceraria. Arrivano a scontrarsi l’uno con l’altro, mettendo in pericolo lo spettacolo.
Arriva il desiderato e temuto giorno della prima. Il pubblico è numeroso e eterogeneo: detenuti, studenti, attori, registi.
Giulio Cesare torna a vivere, ma questa volta sul palcoscenico di un carcere. È un successo.
I detenuti tornano nelle celle. Anche “Cassio”, uno dei protagonisti, uno dei più bravi. Sono molti anni che è entrato in carcere, ma stanotte la cella gli appare diversa, ostile. Resta immobile. Poi si volta, cerca l’occhio della macchina da presa. Ci dice: ” da quando ho conosciuto l’arte questa cella è diventata una prigione”.

Prodotto da Kaos Cinematografica
Distribuito da Sacher Distribuzione

 

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Aggiornamento del 18 febbraio 2012

Il film si è aggiudicato l’ Orso d’oro al 62esimo Festival Internazionale del Cinema di Berlino.
Qui un’intervista dopo la vittoria e la dedica di Paolo Taviani, tratta da corriere.it


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