Officine Grandi Riparazioni

  • -

Officine Grandi Riparazioni

Category : Cultura

Con l’apertura sabato 30 settembre delle nuove OGR, riqualificate e restituite alla città da Fondazione CRT,  nasce a Torino il Distretto della Creatività e dell’Innovazione, punto d’incontro di mostre, spettacoli, concerti, eventi di teatro e danza, laboratori, start up e imprese innovative. Un luogo che diventa progetto, unico esempio di riconversione industriale in Europa finalizzato a far convivere al proprio interno due anime, quella della ricerca artistica, in tutte le sue declinazioni, e quella della ricerca in ambito tecnologico.
Il progetto richiama a nuova vita le officine come luogo di ideazione e riparazione per l’arte, la cultura, l’innovazione e la tecnologia.
ogr 2
Le OGR-Officine Grandi Riparazioni rappresentano uno dei più importanti esempi di architettura industriale dell’Ottocento a Torino. Costruite tra il 1885 e il 1895, e adibite fino ai primi anni ‘90 alla manutenzione dei veicoli ferroviari.
Il progetto richiama a nuova vita le officine come luogo di ideazione e riparazione per l’arte, la cultura, l’innovazione e la tecnologia.
Con 90 milioni di euro per il restauro e uno spazio di circa 20.000 mq e 90.000 , le OGR rappresentano il più grande investimento diretto della Fondazione CRT su un unico progetto, oltre che il più grande progetto di venture philanthropy oggi in Europa, orientato alla crescita e allo sviluppo economico, culturale e dell’innovazione del territorio.
L’architettura industriale delle OGR, oggi posizionata nel cuore di Torino (in corso Castelfidardo, a pochi metri da Porta Susa e a 50 minuti da Milano con l’alta velocità) ospiterà, in continua rotazione, mostre, spettacoli, concerti – dalla musica classica a quella elettronica – eventi di teatro, danza e arti performative, laboratori, start up, imprese innovative – dai Big Data al gaming – unendo le idee e i valori della creatività con gli strumenti e i linguaggi delle nuove tecnologie digitali.


Centro per le arti visive e performative e, insieme, centro per la ricerca scientifica, tecnologica, industriale, le OGR funzioneranno da vera e propria “cassa di risonanza” per il tessuto delle realtà culturali e produttive del territorio: queste ultime saranno messe in connessione con le eccellenze internazionali, in un processo di scambio e trasferimento di competenze attraverso importanti collaborazioni con i player dell’arte e dell’innovazione.
Le OGR diventerà un “ponte” tra Italia e USA attraverso l’ospitalità di Best (Business Exchange and Student Training), il programma bilaterale tra Italia e Stati Uniti che offre a laureati e dottorandi di talento under 35 sei mesi di formazione e training nella Silicon Valley. L’obiettivo è di supportarli nello sviluppo di competenze fondamentali per far crescere la loro start up high-tech basata in Italia.
Sabato 30 settembre avrà quindi inizio il Big Bang: due settimane di festa, fino a sabato 14 ottobre, durante le quali le OGR saranno a ingresso libero e gratuito per tutti, con concerti unici accanto a mostre e laboratori dove i protagonisti saranno i bambini insieme agli artisti.
Una valenza non solo artistica ma anche sociale avrà l’allestimento ideato da Patrick Tuttofuoco, che realizzerà, insieme ai bambini ospiti di CasaOZ, un paesaggio futuristico di 2.500 metri quadri liberamente esplorabile dai visitatori. Durante le due settimane i laoratori saranno realizzati con la partecipazione di Zonarte, network che riunisce i Dipartimenti Educazione delle principali istituzioni piemontesi dedicate all’arte contemporanea (Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, GAM-Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Fondazione Merz e PAV-Parco Arte Vivente).


  • -

Senza Fili Senza Confini

Nel 2014 nel Comune di Verrua Savoia, in Monferrato, un territorio da sempre digital-diviso nasce l’Associazione di Promozione Sociale Senza Fili Senza Confini, registrata come Internet Service Provider presso il Ministero dello Sviluppo Economico.

L’Associazione, la prima in Italia a registrarsi come operatore di comunicazione senza fini di lucro, propone un modello economico alternativo per l’accesso a Internet nelle zone periferiche, dove gruppi di cittadini uniscono i loro sforzi ed insieme si fanno carico degli investimenti per accedere alla banda larga, acquistandola in gruppo dove i costi sono più accessibili, evitando agli operatori tradizionali investimenti dedicati.

L’attività dell’associazione si configura, proprio per questi motivi, in supporto e non in concorrenza con gli Internet Service Provider tradizionali, dei quali può essere considerata uno strumento operativo per ridurre il divario digitale che ancora caratterizza l’Italia, paese dalla conformazione geografica complessa.
Senza Fili Senza Confini vuole ridurre il divario digitale in ogni sua forma, sia infrastrutturale sia culturale. Per questo, oltre all’accesso a Internet a banda larga, sono messe in campo azioni volte a supportare e consolidare l’utilizzo della rete attraverso corsi dedicati, soprattutto per le fasce più sensibili: i bambini e gli anziani.

corso formazione

Senza Fili Senza Confini rappresenta la naturale continuazione di un percorso di ricerca scientifica e sociale, attuato dai Laboratori iXem del Politecnico di Torino, in collaborazione con il Comune di Verrua Savoia, il Consorzio Top-Ix, il Ministero della Sviluppo Economico e da ben 340 sperimentatori.

Il progetto dimostrò che un servizio importante come la connettività a banda larga possa essere portato nei luoghi periferici a condizioni economicamente sostenibili, a patto di utilizzare tecnologie appropriate.

L’Associazione dei Digital Champions Italiani e l’associazione Senza Fili Senza Confini nel 2014 hanno analizzato la scalabilità e replicabilità del modello Verruese, per risolvere il divario digitale nelle zone rurali del Paese: da questo studio è nato il manifesto dell’associazione “Senza Esclusi” che oggi conta circa 60 amministrazioni Comunali aderenti.

Per informazioni http://www.senzafilisenzaconfini.it/index.html

 


  • -

Dementia Friendly Communities

Un caso di demenza ogni 3 secondi nel mondo; 46,8 milioni le persone affette da demenza con una previsione di raddoppio ogni 20 anni.
E in Italia? Parliamo di 1.241.000 persone con demenza, che diventeranno 2.272.000 nel 2050.
In assenza di cure efficaci si stanno adottando diverse soluzioni creative per migliorare la qualità della vita dei malati e delle loro famiglie. In diversi Paesi (UK, Germania, Belgio, Danimarca, Olanda, Canada, Giappone, India, Australia) si sono adottati ormai da molti anni soluzioni creative quali le “Dementia Friendly Communities”.
In che cosa consiste? Si tratta di sensibilizzare i cittadini e trasformare quartieri o piccoli comuni in comunità accoglienti verso le persone affette da demenza. Dal giornalaio al panettiere, dal bibliotecario al vigile urbano, tutti saranno capaci di riconoscere un malato di Alzheimer, di trattarlo con umanità e di aiutarlo se ha bisogno.
In Italia la prima sperimentazione, promossa dalla Federazione Alzheimer Italia, è partita nel Comune di Abbiategrasso, alle porte di Milano.
Il Comune è stato prescelto per avviare il progetto pilota sia per le sue dimensioni (31.000 abitanti) sia per il tessuto sociale e le reti di solidarietà già presenti sul territorio.

barbieri-Bari6
lI Progetto è stato inserito a livello comunale nell’ambito delle Politiche dei Tempi Urbani con l’obiettivo di accrescere la conoscenza della malattia come strumento per ridurre l’emarginazione ed il pregiudizio sociale nei confronti delle persone con demenza e dei loro famigliari e, in questo modo, consentir loro di continuare a partecipare alla vita attiva della Comunità. Esercenti, commercianti, addetti al front office degli uffici pubblici e privati, le forze dell’ordine, nonché le associazioni di volontariato e quelle di carattere culturale/ ricreativo sono coinvolte in un’attività di formazione ed informazione, con la finalità di costruire una rete di persone consapevoli in grado di rispondere ai bisogni dei malati e delle loro famiglie e in tal modo, migliorarne la qualità di vita. Rafforzare la presa in carico comunitario significa non lasciare nessuno solo ad affrontare la propria sofferenza e permettere alle persone affette da demenza di continuare a vivere una vita piena.


linkedin
Facebook
Facebook