Di che taglia è la tua smallfamily?

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Di che taglia è la tua smallfamily?

Smallfamilies è una comunità in costruzione che vuole emergere per dar voce a quanti pensano che la famiglia in Italia non sia di un solo tipo. Per far crescere la comunità e per conoscersi Smallfamilies lancia il primo di una serie di appuntamenti periodici: un brunch domenica 24 novembre 2014 dalle 11 alle 15.

Ma chi sono le smallfamilies?

Sono le famiglie monogenitoriali, composte da un solo genitore (una mamma o un papà) che vive con uno o più figli: una realtà variegata e presente.

Si è genitori single per motivi diversi: per una separazione, per un divorzio, per la perdita del proprio coniuge, per il rifiuto del partner a essere coinvolto in un progetto genitoriale oppure per l’assenza prolungata o diverso domicilio di uno dei genitori. Si è genitori single anche per scelta. Le “smallfamilies” sono realtà familiari a geometria variabile e sono il segno più evidente del processo di trasformazione della famiglia oggi.

Partendo da questo assunto un gruppo di genitori ha deciso di investire in un progetto competenze, tempo e denaro. Gisella Bassanini, Michele Giulini ed Erika Freschi sono partiti dalle loro storie personali e professionali, iniziando una ricerca per capire cosa c’è  e cosa si muove inotorno alle famiglie monogenitoriali. L’obiettivo è favorire e sostenere la qualità della vita e il benessere delle famiglie monogenitoriali per offrire loro informazioni, servizi, ascolto sostegno. Per far sentire la loro voce. Le smallfamilies rappresentano più del 10% delle famiglie in Italia;  a Milano lo è una famiglia su tre.

Smallfamilies ha un sito in cui sono riportati alcuni dati interessanti anche in relazione a servizi e leggi di altre nazioni europee.  E’ anche attiva una rilevazione con un questionario on line (il primo in Italia del genere) per capire meglio chi sono, come vivono e cosa sarebbe utile fare. Sono arrivati sin d’ora più di 500 questionari (anonimi).

L’appuntamento con il Brunch Smallafamilies è
Domenica 24 novembre 2014
dalle 11 alle 15
UPCYCLE BIKE CAFE’via Ampère 59,  Milano

I bambini sono benvenuti e avranno a disposizione un angolo gioco/disegno mentre i grandi chiacchierano. E naturalmente aspettiamo anche i figli adolescenti. Il menù ha l’aria gustosa e i prezzi sono ragionevoli. Si fa “alla romana”, ognuno ordina e paga ciò che vuole!

Info: il sito  e  Facebook


Mindtunes: SI può FA-RE

Una band musicale composta da tre disabili motori gravi che suonano grazie al più straordinario strumento: la mente.

Mark Rowland alla batteria, Jo Portois al sintetizzatore e Andy Walker agli effetti white noise. Pur non sapendo suonare nessuno strumento e avendo capacità di movimento estremamente ridotte, sono riusciti a trasformare in musica i propri pensieri e le proprie emozioni.

Guarda il video del progetto Mindtunes

“Concentrandosi su alcuni pensieri specifici le persone possono controllare le proprie emozioni” spiega Castet, esperto in neurotecnologie che ha messo a punto il sistema, “il nostro sistema legge le emozioni, le traduce in onde cerebrali e da lì le trasforma in onde sonore”.  Eppure il sistema non fa solo questo: oltre ad attribuire un suono ai pensieri, le cuffie riescono anche a leggere le espressioni facciali e a tradurle in musica, attribuendo a chi compone un potere di azione molto maggiore.  Se con la chitarra elettrica, il suono può essere modificato grazie all’utilizzo della pedaliera, con il sistema sviluppato da Castet, basterà variare la durata di un sorriso per modificare la musica.

“Fin da bambino ho sempre pensato che sarebbe stato incredibile comporre musica, utilizzando solo la mente.” racconta il DJ Fresh, coordinatore del progetto, “questa tecnologia permette a persone che non possono muoversi di esprimere la loro creatività e di fare musica, sfruttando esclusivamente il potere della propria mente. Ti dà l’idea del potere creativo delle persone e di ciò che possono fare, se solo gli viene data l’opportunità.”

Il progetto Mindtunes è stato promosso dalla  Queen Elizabeth Foundation for Disabled Children.

Il brano è in vendita su I-Tunes: tutti i proventi sono devoluti alla Queen Elizabeth Foundation for Disabled Children.

Il Comunicato Stampa con le note scientifiche lo trovate qui


Se dico Rom…

Se dico rom… Indagine sulla rappresentazione dei cittadini rom e sinti nella stampa italiana” è il rapporto di  una ricerca condotta da giugno 2012 a marzo 2013 dai volontari dell’associazione Naga analizzando gli articoli relativi a cittadini rom e sinti,pubblicati su 9 testate giornalistiche nazionali e locali: Corriere della Sera; La Repubblica; La Stampa; Il Sole 24 ore; Il Giornale; Libero Quotidiano; La Padania; La Prealpina; Leggo.

Dall’analisi emerge chiaramente che quasi un terzo degli articoli contengono frasi discriminatorie relative a racconti di intolleranza sociale e discriminazione, seguiti da quelli che fanno emergere una differenziazione tra un “noi” e un “loro”.

Il lavoro svolto evidenzia l’influenza della stampa nella costruzione dell’opinione pubblica rispetto ad un tema e come i giornalisti abbiano, personalmente e professionalmente, una responsabilità e anche un’opportunità: chi scrive dei rom ha la possibilità concreta e quotidiana di contribuire al miglioramento delle loro condizioni sociali ed economiche.

È quindi necessaria, in questa direzione, un’azione positiva e concreta ponendo un’attenzione speciale alla verifica delle fonti, alle associazioni implicite, alle parole utilizzate, alle dichiarazioni riportate.

Un’attenzione al linguaggio ed al contenuto affinché questo traghetti la società e il senso comune verso un’immagine dei rom meno stereotipata, più disponibile ad ascoltare le parole degli stessi rom.

Il Naga

Gli oltre 300 volontari del Naga, con diverse professionalità, ogni anno, garantiscono cure e visite mediche a 15.000 cittadini stranieri irregolari, assistenza legale e sociale a cittadini stranieri, richiedenti asilo, vittime della tortura, rom e sinti; forniscono informazioni sanitarie e sociali alle persone che si prostituiscono e ai detenuti stranieri, in attesa che le istituzioni competenti si facciano carico di loro specifici doveri, come l’accesso alle cure per tutti i cittadini presenti sul territorio. Per questo il Naga ha come fine la sua stessa estinzione, rifiutando ogni forma di sostituzione del volontariato  rispetto alle responsabilità dello Stato. Il Naga completa e arricchisce le proprie  attività con la denuncia, la pressione sulle istituzioni, la comunicazione e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica. L’Associazione Naga si è costituita a Milano nel 1987 e fornisce tutti i propri servizi in modo gratuito, senza discriminazione alcuna.

Scarica il Rapporto

Info: www.naga.it naga@naga.it


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